Ho visto morire una rivoluzione all'anno. Per venticinque anni.
Web 2.0, Second Life, blockchain, NFT, metaverso, chatbot. Ognuna doveva cambiare tutto. Quasi tutte sono morte. Quello che resta quando il rumore finisce è sempre la stessa cosa.
Lavoro nel digitale dal 2000. In venticinque anni ho visto arrivare una rivoluzione all’anno. Ognuna doveva cambiare tutto, seppellire il vecchio mondo, rendere obsoleto chi non si adeguava in fretta.
Quasi tutte sono morte. E io sono ancora qui.
Faccio la lista, a memoria, di quelle che mi hanno detto avrebbero cambiato il mio mestiere per sempre:
Il portale. A inizio anni 2000 dovevi avere il tuo portale o eri fuori. Oggi nessuno sa più cosa sia un portale.
Second Life. Il primo metaverso. Le aziende ci compravano isole virtuali. Banche, marchi, giornali, tutti dentro un mondo 3D a comprare terreni finti. Sparito.
Il blog che avrebbe ucciso i giornali. Poi i social che avrebbero ucciso i blog. Poi le newsletter che avrebbero ucciso i social. I giornali sono ancora qui, in forma diversa, e anche tutto il resto.
Le app che avrebbero ucciso il web. “Il browser è morto, è tutto nelle app.” Stai leggendo questo su un browser.
I QR code, prima ondata. Morti. Risorti col Covid. La tecnologia era la stessa di dieci anni prima: era cambiato solo il momento.
Google+. Doveva seppellire Facebook. Chiuso.
La gamification. Mettevi punti e medaglie ovunque e la gente avrebbe fatto qualsiasi cosa. Non era così.
La blockchain che avrebbe rivoluzionato ogni settore. Contratti, voto, sanità, logistica, tutto sulla catena. Quindici anni dopo, quasi niente.
Gli NFT. Compravi un’immagine che potevi salvare gratis col tasto destro, e dovevi essere felice di possederne il certificato. Bolla esplosa.
Il metaverso, di nuovo. Stavolta con Zuckerberg che ci buttava miliardi. Le aziende rifacevano gli stessi errori di Second Life vent’anni dopo, senza ricordarsene. Già archiviato.
I chatbot, prima ondata, 2016. “Le app sono morte, parlerai con i bot.” Non parlavi con nessuno.
E adesso l’AI.
Ti aspetti che dica che anche l’AI è una bolla. No. L’AI è diversa, è uno strumento vero e potente. Ma il modo in cui la stanno raccontando è identico a tutte le altre volte: la rivoluzione che cambia tutto, adeguati o muori, ecco il mio corso per non restare indietro.
Quella canzone la conosco a memoria. La canto da venticinque anni.
Ecco la cosa che ho imparato vedendole morire tutte, una a una.
Quello che resta quando il rumore finisce non è mai la tecnologia. È il mestiere.
Capire cosa vuole davvero una persona prima che lo sappia lei. Fare le cose bene invece che in fretta. Avere un’idea chiara di dove vuoi andare, perché lo strumento ti porta più veloce solo se sai già la direzione. Queste cose non sono mai cambiate. Non le ha rese obsolete nessuna rivoluzione, e non lo farà nemmeno l’AI.
Ogni anno arriva qualcuno che ti dice che il passato non conta più, che adesso è tutto diverso, che l’esperienza è zavorra. Lo dice quasi sempre uno che il passato non ce l’ha.
Io il passato ce l’ho. Venticinque anni di esso. E mi ha insegnato a riconoscere una rivoluzione vera da una moda travestita, a colpo d’occhio.
La differenza? La rivoluzione vera non ha bisogno di gridare. Funziona e basta. È il rumore intorno a una cosa che ti dice quanto è fragile.
Le rivoluzioni che ho visto morire urlavano tutte. Il web, quello vero, è arrivato in silenzio e c’è ancora.
Tienitelo a mente, la prossima volta che qualcuno ti vende il futuro.