L'AI non vi salverà. E voi probabilmente nemmeno.

L'AI non vi salverà. E voi probabilmente nemmeno.

Dal 2000 ho visto arrivare il Web 2.0, i social, il mobile, la blockchain, i chatbot. Ogni volta la stessa storia. Con l'AI sta andando diversamente — ma non nel senso che lo dicono loro.

Dal 2000 lavoro nel digital. Ho visto arrivare il Web 2.0, i social, il mobile, la blockchain, i chatbot, il metaverso. Ogni volta la stessa storia: i guru annunciano la rivoluzione, le aziende si agitano, i consulenti vendono corsi, poi torna il silenzio.

Con l’AI sta andando diversamente. Non nel senso che lo dicono loro.

Alcune cose le faccio più in fretta. Un testo che prima mi prendeva un’ora ora me ne prende venti minuti, se so già cosa voglio dire. Un’analisi che facevo in tre giorni ora la faccio in uno, se ho i dati. Un briefing che costruivo a mano ora parte da una bozza decente, se faccio le domande giuste.

L’AI accelera chi sa dove vuole andare. Se non lo sai, arrivi prima nel posto sbagliato.

In ventisei anni ho lavorato con centinaia di clienti. Il problema non è mai stato la velocità. È sempre stato capire cosa volevano davvero prima che lo sapessero loro. Questo non l’ha cambiato nessuno strumento, e l’AI non fa eccezione.

Il cliente che dopo tre ore di riunione ti dice “voglio che il mio sito sia bello e voglio che funzioni” esiste ancora. Il brief che cambia tre volte prima della presentazione esiste ancora. Il preventivo che va bene finché non ci sono i numeri sotto esiste ancora.

Ho scritto di questo anni fa in un pezzo sull’arte del lamento. Potrei riscriverlo oggi con l’AI come protagonista. Cambierei una parola su dieci.

Quello che mi preoccupa non è l’AI. È chi ci si è costruito sopra. Prima erano i social media manager con le slide in Comic Sans, poi gli esperti di SEO con le bacchette magiche, poi i growth hacker, poi i maestri del personal branding. Adesso sono i prompt engineer con sei mesi di esperienza e un account ChatGPT Plus.

La liturgia non cambia: ti vendono la soluzione prima di capire il tuo problema.

La uso ogni giorno. Per alcune cose è indispensabile, per altre comoda, per altre mi rallenta perché devo correggere quello che tira fuori. Non ho corsi da vendere. Ho ventisei anni di mestiere e la certezza che qualunque strumento funziona nella misura in cui sai cosa fare con quello che ti dà.

Stiamo facendo lo stesso errore dei social. Del mobile. Di tutto il resto. E continua a farmi ridere.